
Spaternalismi - Quando il volontariato impara a lasciare spazio
Dal confronto tra persone dai 16 ai 70 anni nascono strumenti e consigli utili per aiutare le associazioni a costruire relazioni più aperte, inclusive e intergenerazionali.
Come si costruisce un’associazione capace di accogliere davvero persone di età diverse? E cosa succede quando, dietro il desiderio di aiutare, trasmettere esperienza o “proteggere” chi è appena arrivato, si finisce invece per scegliere al posto delle altre persone?
Da queste domande è nato Spaternalismi, un percorso dedicato al volontariato intergenerazionale promosso da CSV Trentino, Fondazione Caritro, Comune di Trento e Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, in collaborazione con Sociolab. Il progetto mette in discussione il paternalismo e immaginare relazioni basate su maggiore ascolto, fiducia e reciprocità. Un cambio di prospettiva che apre la possibilità di costruire modi nuovi di stare insieme, come immaginava Gianni Rodari ne "Il paese con l'esse davanti".
Spaternalismi dà continuità alla strategia di sviluppo del volontariato locale 2024-2029 alla base di Trento Capitale Europea del Volontariato 2024, che individua tra i pilastri il coinvolgimento delle giovani generazioni.
Ereditando gli spunti già raccolti nel 2024, tra il 2025 e il 2026 il percorso ha coinvolto oltre 80 persone dai 16 ai 70 anni attraverso interviste, laboratori e momenti di confronto. Hanno partecipato, tra gli altri, 40 studenti e studentesse del liceo Sophie Scholl di Trento, nuove persone volontarie e “storici” provenienti da oltre 40 associazioni, enti locali e realtà del territorio.
Il punto di partenza è semplice ma spesso scomodo: nel volontariato le generazioni condividono sempre meno spazi, esperienze e decisioni. Le persone più giovani possono sentirsi poco ascoltate, fuori posto, giudicate o coinvolte soltanto in compiti operativi, senza la possibilità di incidere davvero; le persone più adulte, invece, si sentono sempre più affaticate.
Spaternalismi prova quindi a rovesciare una convinzione diffusa. Il problema non può essere semplificato in “le persone più giovani non arrivano in associazione”: molte organizzazioni fanno fatica a interrogarsi sui propri linguaggi, tempi, ruoli e processi decisionali. Un’associazione può desiderare il ricambio generazionale, ma continuare a far parlare e decidere sempre le stesse persone.
Dal percorso sono nati due strumenti, frutto di un lavoro di ascolto delle diverse generazioni su temi "caldi" che favoriscono oppure ostacolano la partecipazione, ad esempio l'ascolto, la delega, il dissenso, il tempo, la trasformazione. Il primo è “Facciamo un Patto!”, un patto intergenerazionale che raccoglie undici impegni comuni. Alle persone giovani chiede di riconoscere il valore del volontariato, fare il primo passo, assumersi responsabilità, esprimere il dissenso e avere fiducia nelle proprie capacità. Alle persone più adulte e alle organizzazioni chiede invece di rendersi accessibili, accettare il tempo offerto, ascoltare senza giudicare, valorizzare competenze nuove e, soprattutto, delegare potere, non soltanto compiti.
Il Patto non è un regolamento né un elenco di buone maniere. È una promessa reciproca e, come dichiara il documento, “non è neutro” e “non è comodo”. Non chiede la stessa cosa a tutte le persone, perché non tutte partono dalla stessa posizione. A chi possiede più esperienza, ruolo e potere chiede di rinunciare a una parte del controllo; a chi si affaccia al volontariato per la prima volta chiede coraggio, fiducia e disponibilità a mettersi in gioco. Firmandolo, persone più giovani e più adulte si impegnano a rispettarlo con serietà, ascolto e voglia di migliorare.
Il secondo strumento è il Toolkit Spaternalista, pensato per trasformare gli impegni del Patto in pratiche quotidiane. Le sue pagine raccolgono domande guida, esercizi, strumenti organizzativi, esempi e parole da sperimentare nelle associazioni. Si va dai kit di benvenuto alle assemblee aperte, dalla rotazione dei ruoli nelle riunioni fino a strumenti per affrontare il dissenso, distribuire le responsabilità e creare occasioni di volontariato più flessibili.
Il Toolkit invita anche a riconoscere il paternalismo nelle sue forme più ordinarie: parlare al posto di qualcuno, correggere immediatamente chi sbaglia, dare per scontato che chi ha più esperienza sappia sempre fare meglio, proteggere così tanto da togliere autonomia. Non si tratta di colpevolizzare, ma di nominare dinamiche che possono nascere anche nei contesti più attenti e motivati.
Il messaggio finale di Spaternalismi riguarda quindi il presente e il futuro delle associazioni, ma non soltanto in termini anagrafici. Il ricambio generazionale non si produce semplicemente invitando persone più giovani a entrare. Nasce quando un’organizzazione crea spazi di confronto e ridiscute abitudini, orari, linguaggi e forme del potere.
Essere intergenerazionali non significa solamente avere età diverse nella stessa stanza, ma creare le condizioni perché tutte le persone possano parlare, decidere, sbagliare, imparare e trasformare insieme ciò di cui fanno parte.
📌 Il Patto e il Toolkit sono ora a disposizione di tutte le realtà che vogliono mettersi in gioco e fare un primo passo verso un volontariato più intergenerazionale.
- Scarica il Patto Intergenerazionale e il Toolkit Spaternalista -
L’iniziativa è stata promossa da Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, CSV Trentino, Fondazione Caritro e l'impresa sociale Sociolab.


