“Messa alla prova” e Lavoro di Pubblica Utilità: obbligo di assicurazione Inail per le associazioni!

Nei giorni scorsi è forse giunta a conclusione una questione di particolare rilievo per le associazioni che accolgono soggetti in “messa alla prova”, per i quali vi è l’obbligo di assicurazione Inail per i Lavori di Pubblica Utilità (LPU).

 

Che cos’è la “messa alla prova”

L’istituto della “messa alla prova” è stato introdotto dalla Legge 67 del 2014 e prevede, per i reati puniti con una pena non superiore a 4 anni (fra i quali, ad esempio, la guida sotto l’effetto di alcol con incidente senza feriti, il piccolo spaccio, l’omissione di soccorso), la possibilità di estinguere il reato (ed evitare quindi il processo) a seguito dello svolgimento di lavori di pubblica utilità. E’ un istituto importante che in questi primi anni ha permesso, fra le altre cose, di diminuire notevolmente il numero dei processi pendenti davanti ai tribunali.

Sin da subito le associazioni di tutto il territorio nazionale, sia Organizzazioni di volontariato (ODV) che altri soggetti, si sono rese disponibili ad accogliere gli imputati ammessi dal giudice in tale programma.

 

L’obbligo assicurativo Inail per i soggetti in messa alla prova

L’Inail aveva fin da subito (con Circolare n. 45 del 27 marzo 2015) ribadito che per le persone ammesse alla sospensione del processo penale con “messa alla prova” non poteva considerarsi sufficiente la stipula di una semplice assicurazione privata, essendo invece necessaria l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (Inail). E ciò sulla base del fatto che l’attività svolta dal soggetto in messa alla prova è considerata alla stregua di una vera e propria prestazione lavorativa, anche se non retribuita.

Conseguenza di tale orientamento sono stati alcuni controlli effettuati dall’Inail nei confronti delle associazioni, i quali hanno portato nel 2016 a sanzionare con una pena pecuniaria una associazione di Genova che ospitava un soggetto in “messa alla prova” nei cui confronti non aveva stipulato l’assicurazione pubblica (qui il link alla notizia).

A ciò sono seguiti numerosi incontri e discussioni fra il Ministero della Giustizia e l’Inail, con l’obiettivo di permettere alle associazioni di continuare ad accogliere individui in messa alla prova, contribuendo in tal modo a far diminuire sensibilmente il numero dei processi discussi davanti ai giudici.

 

Il Fondo Inail per gli obblighi assicurativi della messa alla prova

La più importante misura adottata per venire incontro alle esigenze delle associazioni è stata l’istituzione, con la Legge di stabilità 2017, di un apposito Fondo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali allo scopo di esonerare le associazioni dalla spesa necessaria ad attivare tale assicurazione.

L’Inail, con Circolare n. 8 del 17 febbraio 2017, ha enunciato le istruzioni al fine di attivare la copertura assicurativa a spese di tale Fondo speciale, e comunque le diverse sedi Inail presenti sul territorio sono a disposizione delle associazioni nel fornire tutte le informazioni e i chiarimenti sul tema.

 

L’ultimo chiarimento: la nota del Ministero della Giustizia

In questi mesi il dialogo fra Inail e Ministero della Giustizia su questo argomento è stato molto fitto, e ciò anche grazie al lavoro e all’opera di coordinamento e mediazione di CSVnet (il Centro di coordinamento nazionale di tutti i CSV).

L’ultimo (e forse definitivo) chiarimento vi è stato proprio lo scorso 11 maggio, con la Nota esplicativa del Direttore generale per l’esecuzione penale esterna e di messa alla prova, con la quale si è chiarita definitivamente l’obbligatorietà dell’assicurazione Inail per i lavoratori in “messa alla prova”.

Il Lavoro di Pubblica Utilità (LPU) è una prestazione lavorativa vera e propria (seppur non retribuita), che deve essere effettuata per un periodo minimo di 10 giorni ed è soggetta sia all’obbligo di copertura assicurativa Inail che all’assicurazione per responsabilità civile verso terzi (quindi: assicurazione Inail per infortuni sul lavoro e malattie professionali e responsabilità civile verso terzi tramite assicurazione privata).

Nella nota sopra richiamata si consiglia poi ai singoli uffici del Tribunale presenti a livello territoriale e incaricati di concludere le convenzioni di indirizzare i soggetti da ammettere alla “messa alla prova” verso le associazioni più strutturate e che sono maggiormente in grado di far fronte agli oneri (non solo economici) e agli adempimenti che tale istituto comporta.

Fra i diversi adempimenti rivestono particolare importanza quelli relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro, i quali discendono dal D.lgs. 81 del 2008, e che le singole associazioni devono rispettare indipendentemente dalla tipologia di assicurazione effettuata.

 

Data la situazione normativa appena descritta e i possibili rischi e conseguenze che ne possono derivare, è auspicabile che le piccole associazioni (quelle cioè che non hanno una struttura tecnico-organizzativa adeguata) che stanno ospitando soggetti in “messa alla prova”, o che sono interessate a farlo, verifichino con la Segreteria generale del Tribunale di Trento di avere tutti i requisiti strutturali e organizzativi per concludere la convenzione e quindi accogliere in modo sicuro e corretto le persone in “messa alla prova”.

 

A cura di Daniele Erler

 

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Pubblicato il: 08/06/2017
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