La proroga per la modifica degli statuti e le altre novità del Decreto Crescita per il Terzo settore (Parte seconda)

In questa newsletter esaminiamo brevemente altre due novità importanti del Decreto Crescita per quanto riguarda gli enti associativi in generale e gli enti del Terzo settore in particolare, concentrandoci sulle modifiche che sono state apportate alla cosiddetta Legge “Spazza corrotti” e all’art.148, c.3, del D.P.R. 917 del 1986.

 

3) Le modifiche alla Legge “Spazza corrotti”

L’art.43 del Decreto Crescita ha modificato quanto disposto dalla Legge 3 del 2019 (la cosiddetta “Spazza corrotti”) e, quindi, a cascata, dal Decreto Legge 149 del 2013, il quale detta norme sul finanziamento dei partiti politici.

La disposizione in oggetto aveva suscitato forti perplessità nei mesi scorsi poiché di fatto equiparava ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte da:

a)     membri di organi di partiti o movimenti politici, oppure

b)     persone che siano attualmente o siano state, nei 10 anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali, oppure

c)     persone che ricoprano o abbiano ricoperto, nei 10 anni precedenti, incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale, ovvero incarichi istituzionali per esservi state elette o nominate in virtù della loro appartenenza a partiti o movimenti politici.

In sostanza e per esemplificare, un’associazione che avesse avuto nel proprio Direttivo anche una sola persona che avesse ricoperto nei 10 anni precedenti la semplice carica di consigliere comunale, sarebbe stata parificata ad un partito politico per quanto riguarda gli obblighi a cui questi ultimi sono sottoposti. Gli adempimenti in questione sono molto “pesanti”: per dare un’idea, l’associazione avrebbe dovuto sottoporre il proprio statuto e il rendiconto economico al controllo della Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici (il termine per l’invio del rendiconto alla Commissione è il 15 giugno di ogni anno); dopo tale controllo avrebbe dovuto pubblicare sul proprio sito lo statuto e il rendiconto di esercizio entro il 15 luglio; infine, di tale pubblicazione l’associazione avrebbe dovuto informare i Presidenti di Camera e Senato, oltre che dare evidenza nel sito internet ufficiale del Parlamento italiano.

Da quanto detto si capisce la preoccupazione che molte associazioni di rappresentanza (su tutte il Forum del Terzo settore) avevano sin da subito manifestato nei confronti di una normativa che avrebbe portato una serie di adempimenti illogici e irragionevoli, che avrebbero comunque potuto interessare un numero cospicuo di enti associativi.

Il Decreto Crescita ha ridefinito i criteri di equiparazione di un ente non profit ai partiti politici, ridimensionando di molto il rischio per tali enti di dover mettere in pratica gli adempimenti sopra richiamati. In particolare, ad oggi sono equiparati ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati i cui organi direttivi siano composti per almeno un terzo (mentre in passato bastava anche un solo componente) da:

a)     membri di organi di partiti o movimenti politici, oppure

b)     persone che sono o sono state, nei 6 anni precedenti (prima erano 10 anni), membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali di comuni con più di 15.000 abitanti (prima non vi era il limite di abitanti), oppure

c)     persone che ricoprono o hanno ricoperto, nei 6 anni precedenti (prima erano 10 anni), incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale, in comuni con più di 15.000 abitanti (prima non vi era il limite di abitanti).

Da tale definizione sono comunque esclusi a prescindere gli enti del Terzo settore (ETS) i quali, anche se al loro interno presentassero una delle situazioni indicate qui sopra, non sarebbero comunque equiparati ai partiti e movimenti politici, e quindi non sarebbero soggetti agli adempimenti descritti in precedenza. Ricordiamo che gli ETS sono gli enti iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS): non essendoci ancora tale Registro, sono oggi considerati ETS le organizzazioni di volontariato (ODV), le associazioni di promozione sociale (APS) e le Onlus iscritte nei registri di riferimento.

I criteri sopra riportati si applicano invece a tutte le associazioni, fondazioni e comitati che non siano enti del Terzo settore.

Per completezza va detto che l’art.4 del Decreto Legge 149 del 2013 elenca altre due fattispecie in cui le fondazioni, le associazioni e i comitati sono equiparati ai partiti e movimenti politici, e nello specifico:

a)     quando la composizione dei loro organi direttivi o di gestione sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici, oppure quando la loro attività si coordina con questi ultimi anche in conformità a previsioni contenute nei rispettivi statuti o atti costitutivi;

b)     quando essi erogano somme a titolo di liberalità o contribuiscono in misura pari o superiore a 5.000 euro l’anno al finanziamento di iniziative o servizi a titolo gratuito in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni, di membri di organi o articolazioni comunque denominate di partiti o movimenti politici, ovvero di persone titolari di cariche istituzionali nell’ambito di organi elettivi o di governo.

In tale definizione possono rientrare anche gli enti del Terzo settore: qualora quindi anche questi ultimi presentino al loro interno una delle due situazioni menzionate qui sopra, sarebbero equiparati ai partiti e movimenti politici, e quindi soggetti agli obblighi di trasparenza e pubblicità di statuti e rendiconti richiamati in precedenza.

 

4) Le modifiche all’art.148, c.3, del TUIR e l’estensione del beneficio alle associazioni assistenziali

L’ultima novità che esaminiamo riguarda la modifica che il Decreto Crescita ha operato in relazione all’art.148, c.3, del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR o D.P.R. 917 del 1986).

Si tratta della disposizione che riguarda i cosiddetti “enti associativi privilegiati” e che consente ad essi di non considerare soggette ad imposizione diretta le attività (conformi alle finalità istituzionali) che tali enti svolgono a pagamento nei confronti dei propri associati. Questa rappresenta da sempre una delle agevolazioni più importanti per gli enti non profit, e nell’attuale periodo transitorio è applicabile da qualsiasi associazione, sempre che essa rispetti le seguenti tre condizioni:

1)     la presenza nel proprio statuto delle clausole elencate all’art.148, c.8, del TUIR;

2)     la redazione dello statuto nella forma della scrittura privata registrata o autenticata, o dell’atto pubblico;

3)     l’invio del Modello EAS.

Quando la parte fiscale (il Titolo X) del Codice del Terzo settore sarà in vigore (ricordiamo che ciò avverrà solo a seguito dell’operatività del RUNTS e del via libera da parte della Commissione europea sulla parte fiscale), la previsione agevolativa di cui all’art.148, c.3, TUIR, sarà applicabile solamente:

·        dalle associazioni politiche;

·        dalle associazioni sindacali e di categoria;

·        dalle associazioni religiose;

·        dalle associazioni sportive dilettantistiche;

·        dalle strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare la funzione di preposto a servizi di pubblico interesse (tale categoria è stata aggiunta dalla Legge di Stabilità per il 2019).

Fra gli enti del Terzo settore solo le associazioni di promozione sociale (APS) potranno godere di tale agevolazione, per effetto dell’art.85, c.1, del Codice del Terzo settore.

Il Decreto Crescita, all’art.14, ha reinserito le associazioni assistenziali nel novero degli enti che potranno continuare a fruire di tale agevolazione.

Sarebbe importante che venisse data una definizione specifica di “ente assistenziale” (che ad oggi non c’è): è evidente infatti che le associazioni (diverse dalle ASD) che decideranno di rimanere fuori dal Terzo settore, o gli stessi ETS che non acquisteranno la qualifica di APS, cercheranno di qualificarsi come “associazioni assistenziali” al fine di mantenere il beneficio della “decommercializzazione” (ai fini delle imposte dirette) delle attività svolte dietro corrispettivo ai propri associati.

Indipendentemente dal profilo analizzato in queste righe, appare chiaro che la disposizione di cui all’art.148, c.3, TUIR (tenendo conto di eventuali ulteriori estensioni a tale agevolazione che potrebbero verificarsi nei prossimi mesi) giocherà un ruolo fondamentale per un ente nel decidere se entrare o meno nel “perimetro” del Terzo settore.

 

A cura di Daniele Erler

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Pubblicato il: 18/07/2019
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