La circolare 18/E dell’Agenzia delle entrate (Parte seconda): Riforma del Terzo settore, regime 398 e art.148, c.3, del TUIR

Come anticipato nella scorsa newsletter, in questo secondo contributo, dedicato sempre alla circolare 18/E dell’Agenzia delle entrate, passiamo ad analizzare l’impatto della Riforma del Terzo settore sul regime 398 e sull’art.148, c.3, del TUIR.

Il paragrafo 5 della circolare è infatti interamente dedicato al tema di come la Riforma inciderà sull’applicazione dei due regimi fiscali di favore per quanto riguarda in particolare il mondo sportivo.

Una prima premessa necessaria è che il nuovo regime fiscale delineato dalla Riforma non è ancora in vigore, e sicuramente non lo sarà nemmeno per tutto il 2019. L’art.104, c.2, del Codice del Terzo settore (CTS) è infatti molto chiaro nel condizionare l’entrata in vigore di tale regime al verificarsi di due condizioni:

1)     l’autorizzazione da parte della Commissione europea;

2)     l’istituzione ed operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore (RUN),

e più precisamente a partire dal periodo di imposta successivo al verificarsi di entrambe (potrebbe quindi entrare in vigore il 1° gennaio 2020 o il 1° gennaio 2021: questo dipenderà da quando sarà reso operativo il Registro unico, se nel 2019 o nel 2020).

Costituiscono eccezioni a quanto appena detto alcune agevolazioni fiscali, in particolare quelle relative al social bonus, alle imposte indirette e alle erogazioni liberali (contenute rispettivamente negli articoli 81, 82 e 83 del CTS), che sono invece già applicabili dal 1° gennaio 2018 per ODV, APS ed Onlus iscritte nei rispettivi registri.

Altra considerazione che deve essere fatta in via preliminare, e che era già stata sviluppata in una precedente newsletter dello scorso anno, è quella per cui, pur figurando “l’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche” fra le attività di interesse generale realizzabili dagli enti del Terzo settore (più precisamente la si trova all’art.5, c.1, lett. t, del CTS), le Associazioni sportive dilettantistiche non sono state ricomprese fra le tipologie specifiche di enti del Terzo settore (ETS). Questo significa che le ASD possono diventare enti del Terzo settore ma non sono obbligate a farlo, a differenza di quanto invece avviene per le ODV e le APS (le quali sono ETS tipici e non possono esistere al di fuori del Registro unico). Come precisa la circolare, e come si dirà meglio nelle prossime righe, se un’ASD decide di non diventare ETS conserverà sicuramente i benefici fiscali ad oggi previsti per il mondo sportivo; qualora invece decida di assumere la qualifica di ETS, potrà usufruire del regime fiscale previsto dalla Riforma ma perderà le agevolazioni proprie delle ASD, in primis il regime 398 e l’art.148, c.3, del TUIR.

 

1) Il rapporto fra la Riforma e il regime 398

Il Codice del Terzo settore stabilisce, all’art.89, c.1, lett. c), che la Legge 398/1991 non è applicabile agli enti del Terzo settore. L’art.102, c.2, lett. e) ed f), dello stesso Codice abroga inoltre le disposizioni che nel passato avevano esteso l’applicazione di tale regime anche alle bande, ai cori, alle filodrammatiche, alle associazioni di musica e danza popolare (art.2, c.31, della Legge 350/2003), oltre che alle pro-loco e in generale alle associazioni senza scopo di lucro (art.9-bis del Decreto Legge 417/1991).

È opportuno ribadire che tale abrogazione non è ancora oggi effettiva ma scatterà solamente da quando entrerà in vigore la parte fiscale della Riforma (e quindi, sulla base di quanto detto in precedenza, dal 1° gennaio 2020 oppure dal 1° gennaio 2021): le associazioni menzionate possono quindi ancora oggi utilizzare il regime 398 (e lo potranno fare almeno per tutto il 2019), ma ciò non sarà più possibile a Riforma pienamente in vigore.

La Legge 398/1991 non viene invece abrogata (né ora né in futuro) per le ASD, le quali hanno quindi davanti a loro due possibilità:

1)     se scelgono di non diventare enti del Terzo settore, potranno continuare ad utilizzare il regime 398;

2)     se invece decidono di acquisire la qualifica di ETS, perderanno la possibilità di utilizzare il regime 398 e saranno soggetti al regime fiscale delineato dalla Riforma.

 

2) Il rapporto fra la Riforma e l’art.148, c.3, del TUIR

La Riforma incide anche sul beneficio della “decommercializzazione” dei corrispettivi specifici provenienti dagli associati: l’art.89, c.4, del CTS va infatti a modificare l’art.148, c.3, del TUIR eliminando dal novero delle associazioni che lo possono utilizzare quelle culturali, assistenziali, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona. Tale abrogazione non è comunque ad oggi in vigore e scatterà anch’essa solo quando la parte fiscale della Riforma sarà in vigore: ciò significa che le associazioni menzionate possono ancora usufruire di tale agevolazione (e, allo stesso modo di quanto avviene per il regime 398, lo potranno fare almeno per tutto il 2019).

Il regime di cui all’art.148, c.3, del TUIR rimane invece applicabile, e lo sarà anche a Riforma pienamente in vigore, per le ASD (oltre che per le associazioni religiose, politiche, sindacali e di categoria).

La Circolare 18/E (al paragrafo 5.2) delinea anche qui due opzioni per le ASD:

1)     se scelgono di non diventare ETS, potranno continuare ad applicare il regime di cui all’art.148, c.3, del TUIR;

2)     se invece optano per entrare nel Terzo settore, non potranno più usufruire del regime di favore recato dall’art.148, c.3, del TUIR.

È questa una precisazione di notevole importanza, poiché sembra rimarcare con ancora maggiore forza la differenza fra le disposizioni applicabili alle ASD che scelgono di non entrare nel Terzo settore rispetto a quelle che sceglieranno invece di acquisire anche la qualifica di ETS.

Una parziale eccezione a quanto detto, la quale sembra costituire una terza opzione per un’ASD che scelga di diventare ETS, è quella di acquisire la particolare qualifica di Associazione di promozione sociale (APS): a Riforma in vigore, infatti, le APS saranno gli unici enti del Terzo settore che potranno usufruire di un’agevolazione in sostanza analoga a quella dell’art.148, c.3, del TUIR, e che è contenuta nell’art.85, c.1, del CTS. La circolare sembra quindi delineare un terzo caso rispetto ai due evidenziati in precedenza, ovvero quello dell’ASD che si iscrive al Registro unico e acquista anche la qualifica di APS: in tal caso ad essa si applicherà non l’art.148, c.3, del TUIR ma il menzionato art.85, c.1, del CTS.

Su tale ultimo punto però va fatta una precisazione, che era già stata messa in luce nella precedente newsletter. La circolare evidenzia come gli eventuali corsi svolti da una ASD per attività sportive che non rientrano fra quelle riconosciute dal CONI non possono essere considerate attività connesse alle finalità istituzionali dell’ente, e quindi non possono comunque usufruire del regime di cui all’art.148, c.3, del TUIR. Da tale quadro sembra emergere che una ASD che scelga anche di diventare APS iscrivendosi al RUN, e che svolga sia corsi per attività sportive riconosciute che per attività sportive non riconosciute:

a)     potrà utilizzare il regime di favore di cui all’art.85, c.1, del CTS in relazione ai corsi relativi agli sport riconosciuti;

b)     non potrà invece utilizzare tale regime di favore in relazione ai corsi relativi a sport non riconosciuti dal CONI.

Quanto sin qui detto, in particolare quest’ultima considerazione, necessita comunque di essere ancora approfondito, anche sulla base di futuri (e quanto mai auspicabili) ulteriori chiarimenti che dovranno essere forniti dalle autorità competenti in materia.

 

3) Considerazioni finali

Pur non volendo qui proporre in chiusura una soluzione troppo semplicistica (la situazione di ogni organizzazione deve infatti sempre essere valutata singolarmente e nel dettaglio), dal quadro che la circolare contribuisce a delineare (e che era comunque già abbastanza chiaro in precedenza) è confermata la convenienza per un’ASD a rimanere al di fuori del “perimetro” della Riforma del Terzo settore, e quindi a non acquisire la qualifica di ETS. In questo modo, infatti, sarà possibile per le ASD continuare ad usufruire sia del regime 398 (che è comunque più vantaggioso del regime forfetario per gli ETS non commerciali delineato dal Codice del Terzo settore) che dell’agevolazione di cui all’art.148, c.3, del TUIR.

La circolare non menziona invece minimamente l’altro grande beneficio delle ASD, ovvero il regime dei compensi sportivi, di cui la scorsa finanziaria ha innalzato il limite di esenzione a 10.000 euro (dai 7.500 euro precedenti), il quale non è chiaro se si applichi o meno ad un’ASD che decida di diventare ente del Terzo settore. Anche su questo è opportuno si faccia chiarezza il prima possibile. Quello che è certo è che tale regime continua comunque ad applicarsi alle ASD che decideranno di non diventare enti del Terzo settore, e anche questo punto rafforza quindi la considerazione per cui ad un’ASD conviene continuare ad applicare il regime normativo appositamente previsto per il mondo sportivo e di non optare per quello (peggiorativo) degli enti del Terzo settore.    

 

A cura di Daniele Erler

 

Per informazioni:

Tel. 0461/916604

consulenza@volontariatotrentino.it  

Pubblicato il: 16/11/2018
IN PRIMO PIANO
+ Carica vecchie