I rapporti di lavoro nelle associazioni. 2) Il Contratto di prestazione occasionale (Cpo)
Dopo aver delineato le caratteristiche e i limiti del lavoro autonomo occasionale, in questa newsletter analizziamo brevemente l’altro strumento a disposizione delle associazioni per retribuire attività di lavoro svolte in modo occasionale e sporadico: il contratto di prestazione occasionale.
Quest’ultimo è una delle tipologie contrattuali con cui il legislatore ha disciplinato le prestazioni di lavoro occasionali, andando di fatto a sostituire il lavoro accessorio (i cosiddetti “Voucher-INPS”). La normativa di riferimento è il Decreto Legge 50/2017 (convertito con Legge 96/2017 ed entrato in vigore il 24 giugno 2017), il quale ha introdotto il “Libretto Famiglia” per le prestazioni occasionali rese ai soggetti privati e il “Contratto di Prestazione Occasionale” (“PrestO”) per le prestazioni occasionali rese ad “altri utilizzatori”.
Fra gli “altri utilizzatori” che possono usufruire di tale strumento, oltre ad aziende e professionisti, vi sono anche le associazioni e le fondazioni.

a) La differenza fra i contratti di prestazione occasionale e il lavoro autonomo occasionale
La prima cosa da chiarire è la differenza fra i nuovi contratti di prestazione occasionale (da qui in avanti indicati con “Cpo”) e le prestazioni di lavoro autonomo occasionale: nonostante l’evidente somiglianza terminologica (che forse poteva essere evitata) i due rapporti di lavoro hanno natura e presupposti diversi.
L’elemento che li accomuna è il requisito dell’occasionalità, e quindi della mancanza di continuità e stabilità nel tempo della prestazione (che è ciò che caratterizza invece il rapporto di lavoro subordinato). Ciò che invece li distingue è il fatto che il lavoro autonomo occasionale si basa sull’autonomia della prestazione resa dal lavoratore, il quale non deve essere soggetto alla direzione e al coordinamento del datore di lavoro; al contrario, i Cpo sono utilizzabili quando l’attività occasionale è svolta sotto la direzione altrui, come nelle forme assimilabili al lavoro subordinato.
Provando a fare alcuni esempi: le attività di docenza svolte all’interno di corsi, laboratori ed altre attività formative, così come quelle di consulenza rese all’associazione in ambiti specifici, possono rientrare fra le prestazioni di lavoro autonomo occasionale; le attività di pulizia, segreteria, catering, animazione nei campeggi estivi o invernali non sono invece caratterizzate dal requisito dell’autonomia nello svolgimento della prestazione e potranno quindi rientrare fra i “Cpo” se rispettano i limiti di utilizzo previsti dalla normativa di riferimento. 

b) I limiti all’utilizzo dei Cpo
Il Decreto legge 50/2017 fissa regole e limiti ben precisi agli utilizzatori-committenti e ai lavoratori che vogliono avvalersi dei nuovi Cpo, e chiarimenti in materia sono stati forniti anche dalla Circolare INPS 107/2017.
Per quanto riguarda le associazioni e gli atri enti non lucrativi, questi non potranno fare ricorso ai Cpo:
a) se hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
b) nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi;
c) nei confronti di soggetti con i quali l’associazione ha in corso o ha cessato da non più di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.
Qualora non si ricada in nessuno dei tre casi appena menzionati l’associazione può concludere Cpo rispettando però per ogni anno solare (1° gennaio-31 dicembre) i seguenti limiti economici:
a) per i lavoratori, non più di 5.000 euro netti (6.875 lordi); ma non più di 2.500 euro netti (3.437,50 lordi) nei confronti di ogni committente.
Ciò significa che ogni lavoratore può complessivamente ricevere tramite Cpo al massimo 5.000 euro netti l’anno, indipendentemente dal numero di associazioni presso cui ha svolto attività; ma che da ogni associazione potrà ricevere al massimo 2.500 euro netti l’anno;
b) per gli utilizzatori, non più di 5.000 euro netti (6.875 lordi) con riferimento alla totalità dei lavoratori.
Ciò significa che ogni associazione potrà avvalersi dei Cpo per non più di 5.000 euro netti l’anno, sia che si avvalga di due o di dieci lavoratori.
Un’eccezione a tale principio vi è per gli utilizzatori (e quindi anche le associazioni) che si avvalgono di Cpo resi da:
• titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
• giovani con meno di 25 anni regolarmente iscritti ad un ciclo di studi;
• persone disoccupate;
• percettori di prestazioni di sostegno del reddito.
In tal caso le associazioni che si avvalgono di tali categorie di soggetti possono superare il limite dei 5.000 euro ed arrivare al massimo a 6.666 euro netti (9.165,75 lordi) l’anno. 
Indipendentemente dall’eccezione relativa alle categorie appena menzionate, è evidente come la soglia massima dei 5.000 euro annui per ogni utilizzatore (che non era prevista dalla precedente normativa sui “Voucher”) rappresenta un limite molto forte all’utilizzo dei Cpo anche per gli enti associativi.
Vi è infine un’ulteriore limitazione, relativa alla quantità massima di ore che ogni lavoratore può svolgere all’anno presso una stessa associazione, che non può essere superiore a 280.
Il rispetto dei limiti menzionati è fondamentale poiché le sanzioni collegate sono molto pesanti: l’articolo 54-bis, comma 20, del Decreto Legge 50/2017 stabilisce espressamente che qualora un lavoratore percepisca dalla stessa associazione più di 2.500 euro netti all’anno oppure lavori per la stessa più di 280 ore all’anno, il Cpo si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.  

c) La disciplina previdenziale e fiscale
La misura del compenso per la prestazione è fissata dalle parti ma non può mai essere inferiore al minimo orario, che è di 9 euro netti. A tale compenso si applicano poi i seguenti oneri previdenziali e contributivi:
• contribuzione alla Gestione Separata INPS, nella misura del 33% (quindi 2,97 euro);
• contribuzione INAIL, nella misura del 3,5% (quindi 0,32 euro);
• oneri gestionali per il funzionamento del servizio, nella misura dell’1% (quindi 0,09 euro).
Ai 9 euro netti di retribuzione oraria minima corrisponde dunque una retribuzione lorda minima di 12,38 euro.
Altro limite retributivo è quello del compenso minimo giornaliero, che non può essere inferiore a 36 euro (che è la retribuzione minima per quattro ore lavorative) anche qualora la durata effettiva della prestazione lavorativa giornaliera sia inferiore a quattro ore.
All’interno del compenso pattuito per la prestazione sono già quindi ricompresi alcuni oneri previdenziali (seppur minimi) che il datore di lavoro deve versare al lavoratore; al rapporto di lavoro si applica inoltre la disciplina relativa alle pause e al riposo giornaliero e settimanale.
A livello fiscale i compensi percepiti dal lavoratore sono esenti da tassazione ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF); inoltre non incidono sul suo stato di disoccupato e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.
Per quanto riguarda l’associazione, a differenza di quanto avviene per la prestazione di lavoro autonomo occasionale, con i Cpo essa non è considerata come sostituto d’imposta (essendo il versamento dei contributi INPS ed INAIL già previsto nel compenso pattuito e quindi in capo direttamente all’INPS): ciò significa che l’associazione nell’anno successivo al pagamento tramite Cpo non dovrà inviare né la Certificazione Unica (C.U.) né il Modello 770.

d) L’attivazione dei Cpo e gli adempimenti connessi
Per poter accedere alle prestazioni dei Cpo sia l’associazione che il lavoratore devono prima registrarsi sul sito dell’INPS utilizzando l’apposita piattaforma telematica; sempre sul proprio sito l’INPS ha messo a disposizione un vademecum che spiega come registrarsi al servizio.
Coerentemente con la ratio di snellezza e velocità nell’avvio della prestazione che caratterizza i Cpo, non è obbligatoria la compilazione di una lettera di incarico. È però fondamentale che l’associazione richieda al lavoratore quale sia la sua situazione lavorativa e previdenziale al momento della stipula del rapporto di lavoro, oltre a farsi dichiarare se nel corso dell’anno abbia o meno già attivato altri Cpo e per quali importi: sul nostro sito è possibile scaricare un fac-simile di autocertificazione dei compensi relativi ai Cpo.
Per poter attivare i Cpo l’associazione deve, almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, comunicare tramite il servizio online dell’INPS i seguenti dati:
• i dati identificativi del lavoratore;
• il compenso pattuito;
• il luogo di svolgimento della prestazione;
• il settore di impiego della prestazione;
• la data e l’ora di inizio e di fine della prestazione;
• ogni altra informazione utile per la gestione del rapporto.
Il lavoratore riceve notifica, per mail o sms, dell’avvenuta comunicazione della prestazione lavorativa da parte dell’associazione e dei relativi termini di svolgimento.
A differenza di quanto avveniva con i vecchi “Voucher-INPS, dove una volta attivata la procedura era il datore di lavoro che pagava il lavoratore, con i Cpo è l’INPS che effettua direttamente il pagamento. Affinché ciò sia possibile l’associazione deve versare sul proprio portafoglio telematico le somme necessarie (lo dovrà fare utilizzando un F24 ELIDE): dato che sono necessarie circa due settimane per poter visualizzare il pagamento effettuato nei circuiti INPS si consiglia di effettuare tale operazione con anticipo rispetto alla data di inizio della prestazione.
Il pagamento sarà dunque effettuato dall’INPS e non dall’associazione: più precisamente le prestazioni occasionali rese nel corso del mese verranno pagate al lavoratore entro il giorno 15 del mese successivo tramite accredito su conto corrente (che il lavoratore dovrà comunicare al momento dell’iscrizione alla piattaforma INPS).  
Qualora la prestazione, per evenienze di carattere straordinario, non potesse più essere svolta, l’associazione la può revocare ma lo dovrà comunicare all’INPS entro e non oltre i tre giorni successivi alla data prevista per l’inizio della prestazione: se ciò non avviene entro tale termine, l’INPS procederà a pagare automaticamente al lavoratore il compenso pattuito.

A cura di Daniele Erler

Per informazioni:
Tel. 0461 916604
consulenza@volontariatotrentino.it  
Pubblicato il: 29/06/2018
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