I rapporti di lavoro nelle associazioni. 1) Il lavoro autonomo occasionale
Le associazioni possono in generale concludere rapporti di lavoro con coloro che prestano attività al loro interno, e sono soggette alla normativa lavoristica come qualsiasi altro datore di lavoro.
Se la maggior parte degli enti associativi non si avvale di personale dipendente, non sono invece poche le situazioni in cui vi è la necessità di retribuire una o più persone che svolgono attività in modo saltuario e sporadico per l’associazione. In questi casi due sono ad oggi i principali strumenti per retribuire tali prestazioni: il “lavoro autonomo occasionale” e il “contratto di prestazione occasionale” (quest’ultimo è andato a sostituire i vecchi “voucher”).
In questa newsletter concentriamo l’attenzione sul lavoro autonomo occasionale, sui presupposti che ne stanno alla base e gli adempimenti a carico delle associazioni; nel prossimo contributo analizzeremo invece il contratto di prestazione occasionale. 

a) Le caratteristiche e i presupposti del lavoro autonomo occasionale
La fonte normativa del lavoro autonomo occasionale è oggi rappresentata dal solo art.2222 del codice civile, relativo al contratto di prestazione d’opera, in base al quale è considerato lavoratore autonomo occasionale colui che compie, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione né potere di coordinamento del committente, ed in via del tutto occasionale.
Un’attività di lavoro autonomo è considerata occasionale solamente se rispetta alcuni limiti qualitativi legati alla prestazione svolta:
a) mancanza di continuità e di abitualità della prestazione, che deve essere quindi sporadica e non prolungata (visto che manca una definizione di “abitualità” in termini quantitativi essa dovrà essere valutata caso per caso);
b) mancanza di coordinamento e di etero-determinazione, che rappresentano i presupposti fondamentali del rapporto di lavoro subordinato: la prestazione deve essere quindi caratterizzata dall’autonomia nel suo svolgimento.
Per fare alcuni esempi, non potranno essere inquadrate come lavoro autonomo occasionale le prestazioni di pulizia della sede e degli altri edifici dell’associazione, oppure quelle di segreteria ed amministrazione: esse risultano infatti caratterizzate sia dalla continuità delle prestazioni nel tempo che da una direzione e da un coordinamento del datore di lavoro. Possono invece rientrare fra le prestazioni occasionali le attività di docenza a convegni, corsi, seminari, laboratori o altre attività formative organizzate dall’associazione.
Qualora la prestazione occasionale manchi dei requisiti che la caratterizzano troverà applicazione la disciplina sul lavoro subordinato (qualora siano prevalenti gli elementi della direzione e del coordinamento) oppure quella sul lavoro autonomo professionale (con Partita IVA, la cui apertura è obbligatoria quando le prestazioni autonome sono svolte in modo abituale).

b) La disciplina fiscale e previdenziale
Dal punto di vista fiscale i compensi da lavoro autonomo occasionale rientrano fra i “redditi diversi” di cui all’articolo 67, comma 1, lettera l), del D.P.R. 917/1986 (Testo Unico delle imposte sui redditi): non sono assoggettati ad IVA ma solo ad una ritenuta d’acconto del 20% del compenso lordo, e questo perché l’associazione è considerata come un sostituto d’imposta. Per esemplificare, se 100 euro è il compenso lordo, 20 euro è la ritenuta che deve essere operata e quindi 80 euro è la somma da corrispondere effettivamente al lavoratore.
Qualora il lavoratore abbia però ricevuto nell’anno solare, da uno o più committenti, più di 5.000 euro lordi da prestazioni di lavoro autonomo occasionale scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS: in tal caso, oltre alla ritenuta d’acconto del 20% dovrà essere applicata anche una ritenuta previdenziale (della quale i 2/3 sono a carico dell’associazione e 1/3 a carico del lavoratore) solamente sulla quota di reddito eccedente i 5.000 euro. I redditi che devono essere presi in considerazione ai fini del conteggio sono solamente quelli relativi a prestazioni di lavoro autonomo occasionale, non rilevando i redditi provenienti da altre prestazioni (ad esempio i redditi da lavoro dipendente). 
Il lavoratore deve indicare nella propria dichiarazione dei redditi le somme che ha ricevuto dallo svolgimento di prestazioni occasionali, anche qualora non venisse superata la soglia dei 5.000 euro annui; l’unico caso in cui la dichiarazione dei redditi non è obbligatoria è quando il soggetto durante l’anno ha percepito soltanto redditi da prestazione occasionale (e non quindi anche redditi di altro tipo) inferiori a 4.800 euro lordi. 

c) Gli adempimenti a carico dell’associazione
Quando un’associazione si accorda con un lavoratore per lo svolgimento di una prestazione di carattere occasionale è sempre opportuno (anche se non obbligatorio) che i termini dell’accordo vengano messi per iscritto con la compilazione di una lettera di incarico: sul nostro sito è possibile scaricare un fac-simile di lettera di incarico per prestazione occasionale.
Il lavoratore che effettua la prestazione dovrà rilasciare all’associazione (committente) una ricevuta non fiscale. In essa, qualora il committente non superi il tetto dei 5.000 euro annui, dovrà essere indicato il compenso lordo concordato, la ritenuta d’acconto del 20% e il compenso netto corrisposto al lavoratore. Nel caso in cui il lavoratore sostenga anche delle spese (ad esempio di viaggio, o di vitto e alloggio) queste (qualora vengano rimborsate dall’associazione) devono essere sommate al compenso lordo, rientrando quindi nella base imponibile su cui si calcola la ritenuta del 20%.
Alla ricevuta deve essere applicata una marca da bollo di 2 euro qualora l’importo della prestazione superi i 77,47 euro; si ricorda che, per effetto della Riforma del Terzo settore (e in particolare per l’art.82, c.5, del Codice del Terzo settore), dal 1° gennaio del 2018 tale imposta non si applica alle ricevute per prestazioni occasionali rese ad ODV, APS ed Onlus iscritte nei rispettivi registri.
Sul nostro sito è possibile trovare un fac-simile di ricevuta per prestazione occasionale (che può essere utilizzata per le prestazioni occasionali che non superano i 5.000 euro annui).
Una volta pagato il lavoratore l’associazione dovrà:
a) entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento del compenso, versare la ritenuta d’acconto tramite il Modello F24 (il codice del tributo è 1040);
b) l’anno successivo al pagamento, inviare telematicamente (avvalendosi di un CAF o di altro professionista abilitato): 
la Certificazione Unica (C.U.) entro il 7 marzo;  
il Modello 770 entro il 31 ottobre;
la dichiarazione IRAP entro il 31 ottobre (questo poiché la base imponibile IRAP per gli enti non commerciali è data non solo dall’eventuale svolgimento di attività commerciale ma anche dalle retribuzioni per prestazioni di lavoro autonomo occasionale).
Nel caso in cui si superi la soglia dei 5.000 euro annui derivanti da prestazioni occasionali vi è come detto l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS: è questo un adempimento che spetta sempre all’associazione e che può spettare anche allo stesso lavoratore (a meno che egli non si fosse già iscritto in precedenza). Nella ricevuta dovrà essere applicata la ritenuta previdenziale per la quota di compenso eccedente i 5.000 euro.
Al fine di svolgere quest’ultimo adempimento è molto importante che l’associazione faccia dichiarare al lavoratore se con la prestazione effettuata presso di essa viene o meno superato il limite dei 5.000 euro: sul nostro sito è possibile scaricare un fac-simile di autocertificazione dei compensi relativi ad una prestazione occasionale.
Quando si rende obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata INPS si consiglia, vista la natura degli adempimenti, di rivolgersi ad un professionista della materia (ed in particolare ad un consulente del lavoro).  

A cura di Daniele Erler

Per informazioni:
Tel. 0461 916604
consulenza@volontariatotrentino.it  
Pubblicato il: 15/06/2018
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